Si narra che Chiara, per obbedire a Francesco,

 

Abbandonati casa, città e parenti, si affrettò verso Santa Maria della Porziuncola, dove i frati, che vegliavano in preghiera presso il piccolo altare di Dio, accolse la vergine Chiara con torce accese. Lì subito, rinnegate le sozzure di Babilonia, consegnò al mondo il libello del ripudio (Dt 24,1); lì, lasciando cadere i suoi capelli per mani dei frati, depose per sempre i variegati ornamenti.

Né sarebbe stato giusto che, alla sera dei tempi, germogliasse altrove l’Ordine della fiorente verginità, se non lì, nel tempio di colei che, prima tra tutte e di tutte la più degna, unica fu madre e vergine. Questo è quel famoso luogo nel quale ebbe inizio la nuova schiera dei poveri, guidata da Francesco: così che appare chiaramente che fu la Madre della misericordia a partorire nella sua dimora l’uno e l’altro Ordine.

Poi, dopo che ebbe preso le insegne della santa penitenza davanti all’altare di santa Maria e, quasi davanti al talamo nuziale della Vergine, l’umile ancella si fu sposata a Cristo, subito san Francesco la condusse alla chiesa di San Paolo, con l’intenzione che rimanesse in quel luogo finché la Volontà dell’Altissimo non disponesse diversamente  (Leggenda di S. Chiara, FF 3169-3172).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Francesco fissa la sua dimora a Santa Maria degli Angeli

 

Bonaventura di Bagnoregio narra che Francesco, dopo aver restaurato la chiesetta di S. Damiano,


spinto dalla sua fervente devozione per la Regina del mondo (LegM II,8).


aveva fissato la sua "dimora" presso Santa Maria degli Angeli, detta la Porziuncola
. Il poverello

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L’Ordine nasce per mezzo di Maria

In effetti, per Bonaventura è chiaro che la vocazione dell'Ordine è legata alla mediazione della Vergine:


1. è a S. Maria degli Angeli che Francesco «supplicava insistentemente con gemiti continui Colei che concepì il
Verbo pieno di grazia e di verità (Gv 1,14), perché si degnasse di farsi sua avvocata. E la Madre della misericordia ottenne con i suoi meriti che lui stesso concepisse e partorisse lo spirito della verità evangelica» (LegM 1051).


2. È sempre in questo luogo che Francesco, ascoltando il vangelo della messa (Mt 10,9-10), ebbe l'intuizione di seguire il "Cristo povero" esclamando: «Questo è ciò che desidero questo è ciò che bramo con tutto il cuore!»
(LegM III,1).


3. Fu ancora dopo questo, come narra il Serafico, che il poverello «-
ispirato dalla grazia divina - condusse i suoi dodici frati a Santa Maria della Porziuncola, perché voleva che l'Ordine dei minori crescesse e si sviluppasse, sotto la protezione della Madre di Dio, là dove, per i meriti di lei, aveva avuto inizio» (LegM III,5).


È tradizione che Francesco abbia fatto porre sulla facciata della Porziuncola la scritta:


«Questa è la porta della vita eterna».


A conferma di questo vi è ancora Bonaventura, il quale afferma:


«
Questa è proprio la casa di Dio, questa è la porta del cielo (Gn 28,17) perché nessuno può entrare in cielo se non passa attraverso Maria come per una porta. Come Dio infatti venne a noi attraverso di lei, così bisogna che torniamo a Dio attraverso di lei» (Commentarius in Evangelium Lucae,  I, 70).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Chiara alla Porziuncola

amò questo luogo più di tutti gli altri luoghi del mondo. Qui, infatti, conobbe l'umiltà degli inizi; qui progredì nelle virtù; qui raggiunse felicemente la mèta. Questo luogo, al momento della morte, raccomandò ai frati come il luogo più caro alla Vergine (LegM II,8).


Al di là delle polemiche sorte tra i frati che ruotavano intorno alla nuova basilica di S. Francesco e quelli che rimanevano legati alla Porziuncola, il Dottore Serafico rileva chiaramente che

 

nella chiesa della Vergine, Madre di Dio, dimorava il suo servo Francesco (LegM III,1),


facendo emergere il vero e sincero valore che aveva il primo santuario mariano dell'Ordine: è nel grembo di Maria, la «
Vergine fatta Chiesa» (SVig), che trova unità la schiera dei poverelli di Assisi.

Noi, che siamo vissuti con il beato Francesco, attestiamo che egli affermò, parlando di quella chiesa, come gli era stato rivelato che, per le molte prerogative largite ivi dal Signore, la beata Vergine amava affettuosamente questa fra tutte le altre chiese del mondo. E per questo motivo, il Santo aveva massima riverenza e devozione verso la chiesetta e, affinché i frati sempre ne conservassero in cuore la memoria, alla sua morte fece scrivere nel Testamento che i frati condividessero il suo attaccamento. Infatti, vicino ormai a morire, davanti al ministro generale e ad altri fratelli dettò:

 

«Ordino che il luogo di Santa Maria della Porziuncola sia lasciato per testamento ai frati, in modo che sia da loro tenuto nella massima devozione e riverenza».

 

I nostri antichi frati

eseguirono questa volontà.

Come Francesco ebbe detto quelle parole, acceso subito da grande fervore concluse:

 

«Guardate, figli, di non abbandonare mai questo luogo! Se vi cacciano via da una parte, voi tornateci dall’altra, poiché questo luogo è santo, è l’abitazione di Cristo e della Vergine sua madre. Fu qui che, quando noi eravamo in pochi, l’Altissimo ci ha moltiplicati, qui ha fatto risplendere l’anima dei suoi poveri con la luce della sua sapienza; qui ha acceso le nostre volontà con il fuoco del suo amore. Qui, colui che pregherà con cuore devoto, otterrà quanto domanderà; ma le offese saranno punite più severamente. Per questo, figli, considerate con riverenza e onore questo luogo così degno, come si addice all’abitazione di Dio singolarmente prediletta da Lui e dalla Madre sua. E qui, con tutto il cuore e con voce di esultanza e di ringraziamento, glorificate Dio Padre e il Figlio suo, il Signore Gesù Cristo, nell’unità

dello Spirito Santo»

 

(Specchio di Perfezione, FF 1780)