Casella di testo: Alcuni osservazioni sulla ricerca, docenza e la mediazione pastorale della Mariologia

Sr. Milagros R. Gregorio, FMA

Docente di Mariologia alla Pontificia Facoltà Auxilium


Gli anni di studio al Marianum  (1985 – 2000) sono stati anni di arricchimento non soltanto dal punto di vista culturale, specialmente mariano, ma anche di rapporti umani. Le compagne e i compagni, ora ex-allieve ed ex-allievi di questa piccola, grande Facoltà Teologica, possono attestare quanto abbiamo ricevuto da questo Centro di studio, non soltanto dal punto di vista della competenza mariologica ma di un’apertura vasta di orizzonte sulla figura e missione della Beata Vergine Maria. Al Marianum, abbiamo  trovato non soltanto una scuola ma una casa dove non si conosce Maria soltanto con il rigore della scienza ma anche con il cuore umano. Ci siamo trovati bene, tra noi, professori e studenti.    
Ora, che questi/e ex-allievi/allieve sono diventati/e docenti di Mariologia, desideriamo che il legame di amicizia e di fraternità diventi spazio per migliorare il nostro servizio di docenza ed  allargarlo agli altri docenti di Mariologia.

Attraverso la PAMI, dove parecchi di noi siamo soci, collaboriamo in diversi livelli e secondo le nostra possibilità alla diffusione della conoscenza e dell’amore alla Beata Vergine, collegandoci con la Chiesa universale e locale.   

Da tempo, un gruppo di noi sogna e pensa come fare un collegamento tra i docenti di Mariologia nelle diversi parti del mondo. Questo tipo di collegamento o associazione, pensiamo, sarà una mediazione propizia per una formazione mariana integrale, aggiornata e inculturata, prima ancora degli studenti, dei docenti di Mariologia. 

Ho provato a stendere questi annotazioni, in modo sintetico, focalizzando gli elementi essenziali di due documenti ecclesiali:

I. Lettera della Congregazione per l’Educazione Cattolica, La Vergine Maria nella formazione intellettuale e spirituale (= La Vergine Maria),  25 marzo 1988;

II.   Pontificia Accademia Mariana Internationalis, La Madre del Signore. Memoria Presenza Speranza (= La Madre), Città del Vaticano 2000.

che secondo me, delineano l’obiettivo, i contenuti e il metodo di una formazione mariologica integrale insieme alle caratteristiche che derivano da questi elementi della docenza mariologica.      
Premessa 
In questo tempo di grandi trapassi culturali è necessario che anche i teologi, i cultori di mariologia e quanti hanno accolto Maria nella propria vita come inestimabile dono di Cristo crocifisso (cf. Gv 19, 25-27) s’inseriscano nell’attuale congiuntura storico-culturale e, al seguito della Madre del Signore, optino per i valori della vita, della solidarietà e del servizio, e per la promozione della civiltà dell’amore.
Ha futuro solo una mariologia che, forte dell’esperienza della fede, sia in grado di dire una parola di speranza e di dare una risposta chiarificatrice a specifiche questioni che turbano la convivenza umana o ostacolano il cammino della Chiesa. (La Madre 4) 

I. Dalla Lettera della Congregazione per l’Educazione Cattolica, La Vergine Maria nella formazione intellettuale e spirituale (= La Vergine Maria),  25 marzo 1988

1. Considerata l’importanza della figura della Vergine nella storia della salvezza e nella vita del popolo di Dio, e dopo le indicazioni del Vaticano II e dei sommi pontefici, sarebbe impensabile che oggi l’insegnamento della mariologia fosse trascurato: occorre pertanto dare ad esso il giusto posto nei seminari e nelle facoltà teologiche (La Vergine Maria  27).

2.  Tale insegnamento, consistente in una “trattazione sistematica” sarà:

a. organico, inserito cioè adeguatamente nel piano di studi del curricolo teologico;
b. completo, in modo che la persona della Vergine sia considerata nell’intera storia della salvezza, cioè nel suo rapporto con Dio; con Cristo, Verbo incarnato, salvatore e mediatore; con lo Spirito Santo, santificatore e datore di vita; con la chiesa, sacramento di salvezza; con l’uomo – le sue origini e il suo sviluppo nella vita della grazia, il suo destino di gloria;
c. rispondente ai vari tipi di istituzione (centri di cultura religiosa, seminari, facoltà teologiche..…) e al livello degli studenti: futuri sacerdoti e docenti di mariologia, animatori della pietà mariana nelle diocesi, formatori di vita religiosa, catechisti, conferenzieri e quanti sono desiderosi di approfondire la conoscenza mariana. (La Vergine Maria  28)

3. Un insegnamento così impartito eviterà presentazioni unilaterali della figura e della missione di Maria, a detrimento della visione d’insieme del suo mistero, e costituirà uno stimolo per ricerche approfondite – attraverso seminari e l’elaborazione di tesi di licenza e di laurea – sulle fonti della rivelazione e sui documenti del magistero. Inoltre i vari docenti, in una corretta e feconda visione interdisciplinare, potranno utilmente rilevare nello svolgimento del loro insegnamento gli eventuali riferimenti alla Vergine (La Vergine Maria  29).

4. E’ necessario quindi che ogni centro di studi teologici – secondo la propria fisionomia – preveda nella Ratio studiorum  l’insegnamento della mariologia in modo definito e con le caratteristiche sopra enunciate; e che, di consequenza, i docenti di mariologia abbiano una preparazione adeguata (La Vergine Maria  30)

5. La necessità di dare agli studenti una formazione mariologica integrale che abbracci lo studio (doctrina), il culto (pietas) e la vita (spiritualitas). (La Vergine Maria  34; La Madre 77).

Essi dovranno:

a. acquisire una conoscenza completa ed esatta della dottrina della chiesa sulla vergine Maria, che consenta loro di discernere la vera dalla falsa devozione, e l’autentica dottrina dalle sue deformazioni per eccesso o per difetto; e soprattutto che dischiuda ad essi la via per contemplare e comprendere la superna bellezza della gloriosa madre del Cristo; 
b. alimentare un amore autentico verso la madre del Salvatore e madre degli uomini, che si esprima in genuine forme di venerazione e si traduca in “imitazione delle sue virtù” (LG 67) e soprattutto in un deciso impegno a vivere secondo i comandamenti di Dio e a fare la sua volontà (cf Mt 7,21; Gv 15,14);
c. sviluppare la capacità di comunicare tale amore con la parola, gli scritti, la vita, al popolo cristiano, la cui pietà mariana è da promuovere e coltivare.

6. Da una formazione mariologica adeguata, infatti, in cui lo slancio della fede e l’impegno dello studio si compongono armonicamente, deriveranno numerosi vantaggi (La Vergine Maria  35):

- sul piano intellettuale, perché la verità su Dio e sull’uomo, sul Cristo e sulla Chiesa, viene approfondita ed esaltata dalla conoscenza della “verità su Maria”;
- sul piano spirituale, perché tale formazione aiuta il cristiano ad accogliere e introdurre “in tutto lo spazio della propria vita interiore” (RM 45) la madre di Gesù; 
- sul piano pastorale, perché la madre del Signore sia fortemente sentita come una presenza di grazia dal popolo cristiano.

7. Lo studio della mariologia tende, come a sua ultima mèta all’acquisizione di una solida spiritualità mariana, aspetto essenziale della spiritualità cristiana. Nel suo cammino verso il raggiungimento della piena maturità del Cristo (cf Ef 4, 13), il discepolo del Signore, consapevole della missione che Dio ha affidato alla Vergine nella storia della salvezza e nella vita della chiesa, la assume come “madre e maestra di vita spirituale” (cf MC 21): con lei e come lei, nella luce dell’incarnazione e della pasqua, imprime alla propria esistenza un decisivo orientamento verso Dio per il Cristo nello Spirito, per vivere nella chiesa la proposta radicale della buona novella e, in particolare, il comandamento dell’amore (cf Gv 15, 12) (La Virgine Maria  36).  

II. Dalla Pontificia Accademia Mariana Internationalis, La Madre del Signore. Memoria Presenza Speranza (= La Madre), Città del Vaticano 2000.

8. La qualità che deve avere la riflessione teologica sulla Madre del Signore e sui compiti che ad essa spettano all’alba del Terzo Millennio.
Una mariologia che, fedele all’impostazione storico-salvifica e in costante contatto con la Scrittura (LMS 77):
q sia rigorosa nel ricorso alle fonti, corretta nel processo metodologico, aperta alle proposte oggi emergenti – la via della bellezza, la via dell’esperienza, la teologia narrativa, l’interdisciplinarità... –;
q metta in luce il suo intrinseco carattere relazionale, perché nella Vergine tutto è relativo a Dio – Padre Figlio Spirito –; a Cristo, eterna Sapienza incarnatasi nel suo grembo verginale; alla Chiesa, della quale è membro singolare e sovreminente, e, nella Comunione dei Santi, vive amando e agisce comunicando; all’Umanità, che ella nobilita con la perfezione del suo essere, abbellisce con l’umiltà, protegge sotto il manto della sua misericordia nel cammino verso l’eschaton; al Cosmo, perché per mezzo di lei, nell’evento dell’incarnazione del Verbo è stato immesso nella creazione un principio divino di purificazione e trasformazione;
q sia attenta alla liturgia, in cui l’esperienza di Dio diviene fonte di conoscenza teologica, la quale si trasfigura e prorompe in dossologia al Dio dei Padri per le grandi opere che ha compiuto in Maria;
q sia perspicace nel discernere i valori della pietà popolare, la quale spesso è stata ed è veicolo del superno intuito dei fedeli (sensus fidelium);
q sia pervasa da un senso profondo di ecclesialità, per cui le ‘passioni della Chiesa’ siano le sue ‘passioni’: la santità dei discepoli di Cristo, la purezza della fede, la nuova evangelizzazione, l’unità dei cristiani, la pace, la promozione della donna, la liberazione dei popoli da vincoli oppressivi, ...;
q sia di aiuto alla formazione di un ethos cristiano, che affronti correttamente le congiunture morali del nostro tempo, e sostenga il generoso servizio dei discepoli di Cristo in favore della città degli uomini;
q congiunga armonicamente la realtà storica di Maria, umile e povera donna ebrea, con la realtà di grazia, di cui Dio l’ha fatta oggetto in vista della sua missione di Madre di Cristo e di nuova Eva nell’opera della salvezza del genere umano;
q contempli con stupore la gloriosa trascendenza di Maria, creatura già immersa completamente nella visione di Dio faccia a faccia (cf. 1Cor 13, 12), e colga nondimeno la sua somma vicinanza agli uomini e alle donne di ogni tempo, quale madre e sorella, nel cammino della fede, del dolore, della speranza;
q conduca verso un punto d’incontro e favorisca il reciproco influsso tra la ricerca dottrinale sulla missione e la persona di santa Maria (doctrina), la venerazione singolare che le rende la Chiesa quale Theotokos e Tuttasanta (pietas) e l’ispirazione mariana, con cui, in modo costante e fiducioso, il discepolo segue esistenzialmente il suo Maestro e Signore (spiritualitas);
q sia memoria dei progenitori del genere umano, dei patriarchi e dei profeti, dei legislatori e dei re, dell’elezione di Israele e dell’alleanza con lui, delle grandi opere compiute da Dio in Maria (cf. Lc 1, 49), di Giovanni Battista e di Giuseppe di Nazaret, dei dodici apostoli e della primitiva Chiesa di Gerusalemme (cf. At 1, 12-15) e, soprattutto, degli eventi salvifici di Cristo, a cui fu attivamente presente la Madre; sia percezione della sua molteplice presenza nella vita della Chiesa, quale ausiliatrice del popolo cristiano; sia riflessione sulla Vergine nella sua funzione di “segno di sicura speranza e di consolazione fino a quando verrà il giorno del Signore (cf. 2Pt 3, 10)”.296

La mariologia, discorso teologico su Maria di Nazaret, prende avvio dal discorso su Dio e, per sua natura, in esso confluisce e da esso viene assorbito. E lo sguardo che scruta le fonti della Rivelazione e si innalza stupito verso la Vergine si abbassa poi supplice verso l’uomo per partecipare alla sua sorte. In ultima analisi la mariologia è dossologia, “incessante Magnificat di lode al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo”,”d anche amore compassionevole per l’uomo, servizio alla sua causa.

Concludendo, vorrei puntualizzare gli elementi che ritengo più importanti come frutto di studio e della mia esperienza come docente.

Ho cominciato ad insegnare Mariologia, alla Pontificia Facoltà “Auxilium” (Roma) dal 1990, e da quel tempo ho trattato il discorso su Maria da diversi punti di vista, sia dall’esigenza del curricolo come da quella delle studenti. Quasi sempre, ho davanti a me volti femminile da diversi contesti culturali. Ogni due anni, ho davanti 40 mie sorelle da circa 20 nazioni, con diversa età e diversa preparazione culturale. Ho un semestre di Mariologia, dove devo dare i fondamenti biblico-teologici e carismatici della figura e missione di Maria. 
Ho viaggiato diversi volti in Asia, Africa e Europa per corsi, conferenze e esercizi spirituali su Maria. Non ha fatto tante ricerche né ho scritto tanto su Maria. Sono consapevole che non è tanto questo il dono e la chiamata che ho ricevuto dallo Spirito Santo. Mi sento chiamata  a mediare attraverso l’insegnamento, la predicazione orale e la testimonianza vitale, la ricchezza delle ricerche e dell’approfondimento teorico e scientifico che ricevo dallo studio. 
Mentre incoraggio chi avanza nellla ricerca scientifica sulla beata Vergine Maria, auspico una più qualificata e creativa trasmissione della sua conoscenza intellettuale e teorica. 

Il problema della Mariologia oggi, non è, a mio parere, nella dottrina e nella ricerca ma: 
q nella trasmissione dei contenuti che dovrebbero arrivare in modo capillare al popolo di Dio e nutrire la sua conoscenza, devozione e pietà, perché tocchi e cambi la loro vita umana – cristiana;    
q nella testimonianza personale ed ecclesiale di una vera spiritualità mariana.

Per questo, l’insegnamento di Mariologia ha un ruolo essenziale di mediazione tra la ricerca e la pastorale. Ma per essere efficace, l’insegnamento di Mariologia deve:   

· avere il giusto posto nei seminari e nelle facoltà teologiche e nei centri di formazione cristiana e spirituale; 

· essere una “trattazione sistematica”: organica, completa e rispondente alle esigenze sopra segnalate; c’è una frammentarietà nella conoscenza di Maria, (tante informazioni, tanti conferenze, incontri, etc.) ma sappiamo che perché ci sia una vera formazione, c’è bisogno di una trattazione sistematica; soltanto quando la conoscenza si assimila e si interiorizza lo studio diventa vita. 

· evitare presentazioni unilaterali della figura e della missione di Maria;
· dare agli studenti una formazione mariologica integrale che abbracci lo studio (doctrina), il culto (pietas) e la vita (spiritualitas) 
· promuovere una formazione mariologica adeguata, in cui lo slancio della fede e l’impegno dello studio si compongono armonicamente, sul piano intellettuale, spirituale e pastorale 
· formare dei docenti di mariologia con una preparazione adeguata. I vari docenti, in una corretta e feconda visione interdisciplinare, potranno utilmente rilevare nello svolgimento del loro insegnamento gli eventuali riferimenti alla Vergine
· ricordare che lo studio della mariologia tende, come a sua ultima mèta all’acquisizione di una solida spiritualità mariana.

Pontificia Academia Mariana Internationalis

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